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Sono stati chiusi tutti i manicomi?

29 Gennaio 2012

La legge 180 del 1978 ha stabilito il principio che le malattie di mente si debbano curare senza ricorrere all’isituzionalizzazione e cioè alla protratta degenza in grandi ospedali specializzati. Si trattava di una legge quadro, che – come tale – rimandava all’organizzazione sanitaria locale per la definizione, soprattutto in sede regionale, dell’attuazione pratica di questa considerevole modifica della prassi psichiatrica.

In ciò l’ltalia si è posta – già da quasi trent’anni – all’avanguardia in questo settore dell’assistenza sanitaria, rispetto ad altre Nazioni, anche molto evolute, che ancora continuano secondo un modello di tipo istituzionalizzante.

Per rimanere solo in Europa, ad esempio, in Francia la legge permette il ricovero coatto su semplice denuncia di terzi o su decisione della questura, anche per un comportamento “sospetto”. In entrambi i casi, serve il parere di due medici; il giudice non è informato. Non si prevedono limiti temporali al ricovero. Malati gravi stanno assieme a semplici depressi. Sono internate 60 mila persone l’anno; 4.000, si stima, illegalmente. Nel1990 è nata una commissione di controllo sulle irregolarità.

Anche in Germania i manicomi e i ricoveri coattivi permangono, anche se, per la maggior parte, i manicomi sono diventati cliniche dove i malati, accanto alle terapie, godono di un ambiente dignitoso e a misura d’uomo. La legge prevede manicomi chiusi solo per i violenti, socialmente pericolosi, con una condanna alle spalle. Vi sono altri istituti in cui sono i tribunali sociali, con gli assistenti sociali e un medico, a decidere il ricovero, che va condiviso dai familiari.

Un po’ più avanzata appare la situazione in Inghilterra, dove per poter effettuare un ricovero coatto servono due referti medici. Per chi si ricovera volontariamente o vuole curarsi a casa è responsabile il medico di base. Ci sono 86 Mental Health Trusts, cui fanno capo uno o più ospedali. La legislazione è comunque diversa in Scozia, Irlanda e Galles. Nel 1999 il governo ha lanciato il National Health Service Framework for Mental Health, che tra l’altro crea: unità di crisi 24 ore su 24 e gruppi d’intervento per schizofrenici. Il Royal College of Psychiatrists ha respinto una bozza di legge per iI ricovero coatto indefinito di malati con gravi disturbi di personalità, ma che non hanno commesso crimini.

Oltre oceano, la situazione non è molto diversa, negli Stati Uniti, anche in campo psichiatrico l’assistenza è sostanzialmente gestita da strutture private di ricovero che ricalcano ancora per certi aspetti il modello manicomiale.

La situazione italiana attuale è caratterizzata dalla chiusura completa di tutti gli ex-manicomi pubblici, ma resta – soprattutto al Meridione – un’ancora diffuso utilizzo di strutture simil­manicomiali di tipo privato. Grossi contenitori redditizi dell’incapacità del servizio pubblico a passare completamente ad un’assistenza del malato, di tipo territoriale.

Altri manicomi perduranti sono poi gli ospedali psichiatrici giudiziari, che detengono persone che sono state prosciolte per vizio di mente dall’accusa di crimini, talora anche non molto gravi.

Gli ospedali psichiatrici giudiziari in Italia sono cinque, presenti in quattro regioni: due in Campania (Napoli ed Aversa); uno in Toscana (Montelupo Fiorentino); uno in Emilia­Romagna (Reggio Emilia); uno in Sicilia (Barcellona Pozzo di Gotto) e l’ultimo in Lombardia (Castiglione delle Stiviere), unico a carico del Serv. Sanit. Nazionale, mentre tutti gli altri sono a carico della Sanità Penitenziaria.

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